lunedì 18 marzo 2013

L'albergo populista ha già perso una stella (o forse due)

Ed eccoci qua. Sabato si sono eletti i presidenti di Camera e Senato e una sensazione di Dejavù torna prepotentemente. La sinistra sta commettendo gli stessi identici errori fatti nel 2006 soltanto che a differenza di allora i senatori a vita per tenere in vita un governo mediocre non ce ne sono. Al Senato come tutti sappiamo il Pd è lungi dall'avere qualsiasi maggioranza. Ma ecco che il Movimento Cinque stelle già è andato in soccorso dei poveri sventurati del Pd e l'elezione di Grasso si è risolta senza problemi.
Unanimi i cori del Fatto Quotidiano e di Repubblica si sono alzati e hanno applaudito l'embrione di questa futura alleanza; anche in questo caso ci si riempe la bocca di paroloni come "responsabilità", "senso delle istituzioni" e altre boiate simili. Ma di tutto ciò cosa ne consegue? Non faccio fatica a credere che, questione di pochi giorni, il Pd troverà l'accordo con qualche transfugo del Movimento Cinque Stelle i quali utilizzeranno la solita scusa di non ridare il paese a Berlusconi per dare vita a uno squallido inciucio. Dunque un governo Bersani si farà, durerà un annetto, un annetto e mezzo (di mezzo, ricordiamolo, ci sarà pure Monti che di certo non se ne starà zitto). In tutto questo il Pd sta sfanculando alla grande il centro-destra, dimostrando così di non riconoscere il quasi pareggio e quindi di quasi dieci milioni di italiani (sicuramente tutti deficienti) che ancora si ostinano a votare Berlusconi. Quei voti nonostante siano solo 120.000 di meno in parlamento non hanno diritto a niente e poco male che PD e PDL abbiano appoggiato lo stesso governo per un anno e mezzo. Il PD si deve rifare una verginità e quindi dopo essere corsa dietro al Grande Tecnico adesso deve correre appresso ai discepoli del Grande Comico. Per il presidente della Repubblica, inutile dirlo, si troverà un nome in accordo con i grillini (quindi un affidabilissimo Prodi).

Sia chiaro io non sostengo che il PD debba dialogare con il PDL, anzi dovrebbe essere il PDl il primo a rifiutare il dialogo, ma il Pd, respingendo ogni ipotesi di intesa, non fa altro che risvegliare gli animi di quei berlusconiani delusi che alle scorse elezioni o si sono astenuti o hanno votato Grillo e che se la situazione rimane questa, quasi sicuramente alle prossime elezioni torneranno a votare Berlusconi.
Purtroppo i fini analisti della politica italiana (sia politici che giornalisti) non riescono a comprendere che il voto a Grillo ha avuto uno statuto particolare e dimostrano ancora una volta scarsa presa sulla realtà se pensano che la maggioranza dell'elettorato a cinque stelle voglia un governo Bersani. Purtroppo però ci sentiremo questi espertoni pagati a peso d'oro ancora per qualche mese fino a che i "risultati inaspettati" di un'altra elezione non li facciano ricredere di nuovo.
I rappresentati del Movimento Cinque Stelle in queste poche sedute di parlamento si stanno infliggendo un harakiri portentoso per rapidità e ampiezza. Stanno dimostrando di essere una pattuglia eterodiretta, ma con pretese di indipendenza. Che parlino chiaro in parlamento e al paese, dicano chiaro e tondo se seguono i diktat di Grillo oppure se vogliono fare di testa loro, perché per adesso quello che si è visto sono aperture, mezze aperture, passi indietro, smentite, "votiamo quello per non avere quell'altro", "votiamo i nostri, anzi no, Grasso non è così poi tanto male".
L'unica speranza è Napolitano, spero vivamente che riesca a comprendere la situazione e a DECIDERE, nel senso forte del termine, cosa veramente conviene in questo momento.

Nessun commento:

Posta un commento